sabato 20 febbraio 2021

 VIAGGIARE RESTANDO A CASA

5 libri dedicati al mondo della montagna







Per chi come me era abituata a scoprire luoghi nuovi in giro per il mondo, la pandemia ha cambiato il proprio modo di vivere. 
Sono in attesa, come tutti del resto, di tornare alla normalità e di poter nuovamente oltrepassare i confini (per ora sarei felice anche solo per quelli regionali).
Non ci resta che sognare e scoprire nuovi mondi tramite l'immaginazione.
In questi mesi carichi di tensione c'è stato un argomento che aveva il potere di farmi rilassare, evadere con la mente ed è stata una sorpresa perchè mai prima d'ora mi ero avvicinata al mondo dell'alpinismo.
Ho iniziato a seguire documentari e poi, grazie alla mia vita da pendolare, a leggere libri dei maestri dell'alpinismo.
Walter Bonatti, Reinhold Messner, Daniele Nardi, Elisabeth Revol hanno catturato la mia attenzione e mete distanti e da me inaccessibili come l'Everest, il K2 e il Nanga Parbat mi sono ormai particolarmente familiari.

In un mondo in cui la condivisione è il fulcro di tutto, ci sono uomini che preferiscono isolarsi e affrontare la sfida di scalare una montagna. Non parlo delle spedizioni attuali super organizzate in cui l'impossibile diventa possibile anche per chi non ha una grande esperienza. Naturalmente queste spedizioni anche se sono costose non sono scevre da rischi perchè salire sugli 8000 comporta sempre mettere in gioco la propria vita.
Tuttavia se ci sono corde che ti garantiscono la salita fino alla vetta, guide esperte a fare da apripista e sherpa o hunza a portare lo zaino e tutta l'attrezzatura indispensabile, questo tipo di scalata non è paragonabile alle prime spedizioni del 900 o alle ascese in solitaria di Messner.

È affascinante scoprire che fino agli anni 50 per la comunità scientifica fosse impossibile raggiungere gli ottomila senza il supporto delle bombole di ossigeno. Con il passare degli anni questa credenza è stata confutata ma ad un prezzo molto alto.
Al di sopra degli 8000 l'area si definisce Death Zone (Zona della Morte), poco ossigeno in vetta e poco ossigeno nel circolo corporeo. Il rischio di edema polmonare ed edema cerebrale è molto elevato e non si tratta solo di crollo fisico.
Ipossia cerebrale comporta inevitabilmente una diminuzione delle proprie facoltà cognitive con il rischio di sbagliare e di compiere errori di valutazione anche da parte di alpinisti esperti.
Lo testimonia la spedizione sul Nanga Parbat del 1996 dove persero la vita 8 alpinisti di cui due guide, Scott Fischer e Rob Hall.

Per chi, come me, prova interesse a conoscere meglio il mondo della montagna, soprattutto quelle himalayane consiglio alcuni libri.

"La Montagna Nuda" di Reinhold Messner racconta la sua terribile esperienza sul Nanga Parbat in cui perse la vita il suo giovane fratello Gunther. Messner descrive la sua lotta alla sopravvivenza in maniera molto intima raccontando al lettore anche le allucinazioni che lo tormentarono durante la discesa. È un libro molto toccante che ci consente di capire che giudicare un dramma di questo tipo comodamente seduti su un divano non è possibile.

Il libro di Walter Bonatti "I miei ricordi" racconta della sua intensa vita prima da alpinista poi da esploratore e dell'ingiustizia subita sul K2. Giovane atleta fu indispensabile alla prima ascesa sul K2 ma questo ruolo non gli fu riconosciuto e per ottenere la verità Bonatti ci ha impiegato 50 anni. 

Jon Krakauer (lo scrittore di Into the Wild) nel libro "Aria Sottile" racconta dal suo punto di vista la vicenda della tragica scalata sull'Everest del 1996. Il film Everest si discosta molto dalla sua versione.

"Walter Bonatti. Il fratello che non sapevo di avere" è un omaggio di Messner nei confronti del suo mentore da cui traspare una certa somiglianza tra i due nonostante ci siano stati diversi attriti durante gli anni.

"La Via Perfetta: Nanga Parbat e sperone Mummery di Daniele Nardi e Alessandra Carati. Il racconto di un uomo della provincia di Latina che proprio sul Nanga Parbat perse la vita.

Sono consapevole che non sono libri allegri ma pur non comprendendo cosa spinge un uomo a rischiare (e spesso a perdere) la propria vita sulle montagne provo un grande rispetto nei confronti di questi uomini perchè sono molto più vicini loro alla natura, al senso della vita di chi la trascorre davanti a un computer disinteressandosi completamente da ciò che lo circonda.




"Forse è proprio questo il motore dell'arrampicata: come pesci nell'acqua, come uccelli in aria, come camosci sulle rocce, solo la simbiosi con l'ambiente fa di un uomo un buon alpinista" 

Reinhold Messner











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