martedì 18 giugno 2019

VIAGGIO  A BETLEMME

La nostra esperienza nei Territori Palestinesi




Raccontare di essere stati in Israele può suscitare scalpore o addirittura disapprovazione in coloro che hanno a cuore  la condizione palestinese.
Già dall'aeroporto ci si accorge di non entrare in un Paese qualsiasi. Infatti all'arrivo non viene apportato nessun timbro sul passaporto ma viene consegnato un tagliando onde evitare di diventare ospiti non graditi in Stati come l'Arabia Saudita, Iran, Libano, Libia, Siria, Sudan, Yemen.
Esiste inoltre una campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni nei confronti di Israele.
Tutto ciò perché gli ebrei sono colpevoli di aver colonizzato un luogo, di aver obbligato gli abitanti ad andarsene e di aver creato una sorta di apartheid nei confronti dei palestinesi.
In pratica, 70 anni fa  erano i poveri ebrei che mezza Europa ha tentato di sterminare (senza contare i russi con il pogrom) e ora, per l'opinione pubblica, sono i cattivi che vessano un popolo innocente, ossia i palestinesi.



Credo che la situazione israelo-palestinese sia ben più complessa di come viene raccontata sui social e dare un giudizio senza aver studiato la storia del Medio Oriente sia davvero fuorviante. Ho provato a documentarmi prima di affrontare questo viaggio e sono arrivata alla conclusione che dare completamente ragione a un popolo piuttosto che all'altro sia impossibile.

Nel nostro viaggio in Israele abbiamo voluto approfondire l'argomento trascorrendo una giornata a Betlemme nei Territori Palestinesi tramite un'escursione organizzata  da Green Olive Tours.

Il nostro primo incontro con il famoso muro di divisione lo abbiamo avuto proprio sulla strada che da Tel Aviv conduce a Gerusalemme. In un tratto di autostrada una striscia di terra appartenente a Israele è delimitata da un muro che la isola dai Territori Palestinesi limitrofi.
Gli israeliani lo chiamano muro-salvavita, barriera anti-terrorista o sicurezza israeliana. I palestinesi lo definiscono muro della vergogna o muro dell'annessione, L'ONU lo definisce solo politicamente muro.



Per entrare a Betlemme si attraversa un check point dove nel nostro caso non sono stati visionati nemmeno i passaporti. Alla frontiera un enorme cartello rosso indica che per gli israeliani è vietato entrare in Palestina ed è pericoloso per la loro vita.



Una volta oltrepassato il confine lasciamo l'auto con  targa israeliana per salire su un auto con targa palestinese.  E' qui che facciamo conoscenza della nostra guida, un palestinese fiero della sua terra e delle sue origini.
Per prima cosa ci ha accompagnato nel deserto con una vista sul Mar Morto alla scoperta del monastero di Saba, chiesa ortodossa il cui accesso è interdetto alle donne.
Meraviglioso come la costruzione sia perfettamente integrata con le rocce del deserto.



Una volta entrati a Betlemme siamo andati alla scoperta dei graffiti di Banksy. Il writer, uno dei maggior esponenti della street art, ha reso il muro di separazione un'opera d'arte e con lui molti altri.


Banksy ha avuto molto a cuore la questione palestinese tanto da aver creato molti murales sparsi per la città. Il famosissimo graffito che ritrae un uomo che lancia fiori si trova dietro il muro di una pompa di benzina.

L'artista irriverente ha anche contribuito alla creazione di "The Walled Off Hotel", un albergo in cui si può soggiornare situato proprio di fronte al muro di divisione.  Il muro è davvero imponente e se non ci fossero i graffiti apparirebbe ancor più angosciante.


Alcuni palestinesi non hanno gradito la nuova immagine del muro poiché il luogo si è trasformato in una sorta di attrazione turistica dove i turisti vengono ad ammirare i graffiti dell'artista.



«Anziano: Dipingi il muro, lo fai sembrare bello.
Banksy: Grazie
Anziano: Non vogliamo che sia bello, odiamo questo muro, vattene.»





La nostra guida ci ha poi accompagnato a visitare un campo di rifugiati. Superficialmente credevo che i campi di rifugiati fossero solo campi tendati, in realtà questo era un quartiere costituito da palazzine un po' degradate.
Devo essere sincera, se non avessi saputo dove mi trovavo avrei creduto di trovarmi in un luogo qualsiasi. Sinceramente ho visto zone di Tel Aviv nelle stesse condizioni.



Nel campo la vita scorre apparentemente tranquilla, i bambini giocano per strada e le donne vanno a fare la spesa. Che sia da una parte o dall'altra del muro, le persone non sono così diverse.
É la religione che li divide? É il voler essere a tutti i costi detentori di una terra che viene contesa da millenni?
Sono sempre più convinta che al di là di tutto, questa sia  una guerra di emozioni. 
Gli ebrei non si sono svegliati una mattina e hanno deciso di creare Israele. Gli occidentali hanno permesso tutto ciò, con il pogrom, la Shoah e gli accordi ambigui fatti dagli inglesi a favore di ebrei e palestinesi nello stesso momento.
E ammettiamolo, gli arabi non hanno mai gradito la presenze di ebrei nel loro territorio, rifiutando qualsiasi accordo di pace (iniziando dal 1937 quando i palestinesi si sarebbero potuti tenere il 70% delle terre, Israele il 20% e Gerusalemme internazionale).
Il terrorismo palestinese ha aumentato la difesa e la diffidenza da parte degli israeliani.
Con questo, non difendo a spada tratta Israele che non ha rispettato i confini nella costruzione del muro e che mira ad espandersi. Senza contare gli Usa che forniscono loro un supporto per avere una roccaforte amica in Medio Oriente. Credo solo che non basti sventolare bandiere arcobaleno, inneggiare la pace e intanto trovare il capro espiatorio. 

É stata molto utile la chiacchierata con la nostra guida. É interessante ascoltare le persone del luogo, conoscere punti di vista diversi. A noi sembra così naturale possedere un passaporto e aver la possibilità di girare il mondo senza grosse barriere. Per molti paesi questo non è possibile, in primis per i palestinesi che hanno importanti restrizioni alla libertà di movimento.
Sia che si parli con un israeliano sia che si tratti di un palestinese le risposte alla domanda del cosa vorreste sono molto simili: vivere una vita normale.


La nostra escursione è terminata con la visita alla Basilica della Natività. In questa faida tra ebrei e musulmani sembra incredibile che la cristianità abbia in questa terra  i suoi luoghi di culto.
La basilica in sé è molto bella grazie alla presenza di meravigliosi mosaici bizantini ma ciò che la rende speciale si trova nella cripta. Sempre affollata di fedeli la cripta è il luogo sacro in cui Gesù venne alla luce. Ovviamente non immaginatevi la capanna del presepe bensì una cappella sita nel sotterraneo della chiesa rivestita da pannelli di amianto per proteggerla da pericoli di incendio.






É stata una giornata intensa e molto istruttiva che invece che infondermi certezze ha aggiunto dubbi a una situazione davvero complessa. Ciò che ho provato a fare in questo viaggio è stato il provare  a comprendere le emozioni e le ragioni di entrambi le parti.


“Israeliani e palestinesi non hanno bisogno di erigere un muro che li separi: hanno bisogno di abbattere il muro che li divide.”

David Grossman



martedì 11 giugno 2019

IL NOSTRO INTENSO VIAGGIO A GERUSALEMME



Non so come si possa descrivere a parole ciò che si prova quando si entra nella città vecchia di Gerusalemme.
Una città contesa da sempre dalle tre grandi religioni monoteiste, centro nevralgico del Medio Oriente sulle cui strade è stato versato così tanto sangue che sembra incredibile si possa chiamare Terra Santa.
Mi sono documentata parecchio prima di affrontare questo viaggio perché credo che non si possa visitare Gerusalemme come una qualsiasi altra meta turistica. 
Attualmente regna una calma apparente ma la situazione israelo-palestinese è tutto fuorché risolta e dubito che si possa risolvere a breve.
Forze di polizia sono dispiegate in tutto il territorio e i controlli di sicurezza sono presenti per accedere nei maggiori luoghi sacri; ciò nonostante la nostra percezione è stata comunque di sentirci in una città sicura.


Il nostro primo ingresso alla città vecchia è stato attraverso la porta di Damasco, poco distante dal nostro albergo: il Jerusalem Hotel.
Maggio, pomeriggio inoltrato, avevamo trascorso una calda giornata nei Territori palestinesi alla scoperta di Betlemme, del suo Muro, dei graffiti di Banksy e della Chiesa della Natività.
La porta di Damasco permette l'ingresso diretto sul vitale quartiere musulmano, io e poche altre turiste con il capo scoperto, le altre nascoste da un velo, donne sedute a terra che vendono foglie di  vite e uomini affaccendati vendono pane, vestiti, frutta e verdura. E' un quartiere affollato, caotico e rumoroso, ogni tanto ci si imbatte in un rabbino che, a testa bassa, attraversa velocemente il quartiere per raggiungere poco distante il Muro del Pianto.



Se mi chiedessero qual è il luogo più emozionante di tutta Gerusalemme risponderei proprio il Muro Occidentale.
Il luogo più sacro per la religione ebraica è ciò che rimane del muro di cinta risalente all'epoca del Secondo Tempio di Gerusalemme distrutto dai romani nel 70 dC.


Questo è l'unico luogo che per quanto sia spesso affollato mantiene intatta la sua spiritualità.
Ad ogni ora del giorno lo si visiti (ma rende al meglio se lo si osserva al tramonto) stormi di uccelli volano intorno al muro. Uomini con la kippah, rabbini in abito lungo, cappello nero e riccioli ai lati delle orecchie si avvicinano al Kotel e pregano, alcuni si siedono poco lontano e leggono il Talmud.


Sopra le loro teste sorge il Monte del Tempio, dove sono presenti gli edifici più sacri per l'Islam: la moschea Al Aqsa e la Cupola della Roccia.
Questa zona è accessibile ai non musulmani solo per poche ore al giorno e solo dall'ingresso adiacente al Muro del Pianto.
Il nostro ingresso è stato alle 7.30 del mattino, onde evitare le temibili comitive. É un luogo di pace e la cupola dorata vista da vicino è veramente magnifica.

Cupola della Roccia


Per quanto riguarda la religione cristiana, Gerusalemme è la meta per antonomasia per un pellegrinaggio. Da bravi cristiani, nonostante il caldo afoso abbiamo affrontato la scalata al monte degli Ulivi dalla cui cima si ha una spettacolare vista della città.
Durante la Domenica delle Palme, la via Crucis parte proprio da qui: la discesa non è proprio agevole per via della pendenza e del terreno scivoloso soprattutto se lo si inizia a fare alle 10 del mattino quando il sole alto nel cielo rende il clima torrido.

Vista dal monte degli Ulivi

Un luogo davvero speciale è l'Orto dei Getsemani, ai piedi del monte. Sono presenti ulivi secolari  che, secondo il Vangelo, furono testimoni delle vicende di Gesù.
Giunti in città vecchia, inizia la via Dolorosa che attraverso undici stazioni, conduce alla Basilica del Santo Sepolcro, il luogo dove Gesù fu crocifisso.
Il nostro primo ingresso non ci ha destato grandi emozioni a causa della quantità di persone presenti nella Chiesa. Al lato destro dell'ingresso è presente una ripida scaletta che conduce al luogo presunto della crocifissione di Gesù: una fila infinita di persone attendevano il proprio turno per toccare la roccia del Calvario.
Il nostro secondo ingresso è stato molto più sentito perché vi siamo entrati un venerdì mattina sul presto quando si stava celebrando la messa. Osservare questo luogo sacro in silenzio e quasi deserto ha reso il momento molto emozionante.

Basilica del Santo Sepolcro


Il quartiere ebraico all'interno della città vecchia è un luogo molto affascinante. Al mattino presto si incontrano i ragazzi diretti alla Yeshivah (la scuola religiosa improntata sullo studio dei testi religiosi tradizionali) e i rabbini che tornano dalla Sinagoga.



Per conoscere la storia di Gerusalemme è utile la visita alla Torre di Davide. Il Museo, situato nella cittadella medievale a pochi passi dalla Porta di Jaffa, illustra la storia della città oltre ad essere esso stesso un sito archeologico.

Torre di David


Ma Gerusalemme non è solo città vecchia, oltre alle mura si scopre un mondo altrettanto affascinante.
La città nuova ha come centro il Mercato di Mahane Yehuda, ricco di colori e profumi. Se lo si frequenta al giovedì e al venerdì mattina, il mercato è in fermento e affollato da persone che fanno la spesa prima dello Shabbat.

Mahane Yehuda


Mea She'arim è stato il quartiere che ci è rimasto più impresso. I suoi abitanti sono ebrei ultraortodossi e sembrano sbucati dal passato. Gli uomini vestiti in completo nero, le donne con foulard o parrucca. Il loro mondo ci ha incuriosito tanto da portarci a guardare su Netflix la serie TV "Schtisel" incentrata su una famiglia ebrea ultraortodossa. Ci è toccato vederla in ebraico con i sottotitoli in italiano ma nonostante ciò l'abbiamo molto apprezzata.



Non potevamo venire a Gerusalemme senza visitare Yad Vashem, il museo della Storia dell'Olocausto. All'esterno è presente il Giardino dei Giusti tra le Nazioni dedicato a uomini e donne non ebrei definiti gentili che salvarono migliaia di persone durante la Shoah.

Per quanto riguarda la ristorazione abbiamo apprezzato un ristorante nella città nuova: Hatzot. É un locale giovanile dove si mangia bene e le porzioni sono abbondanti.



Gerusalemme è una città pazzesca e tre giorni sono stati davvero pochi per visitarla. Il nostro viaggio è coinciso con il periodo di Ramadan e nel giorno del venerdì abbiamo assistito all'ingresso alla città vecchia di migliaia di musulmani per assistere alla preghiera. Al venerdì sera dopo il tramonto la città si ferma per lo Shabbat e anche raggiungere l'aeroporto diventa un'impresa.
In nessun'altra città religioni così diverse influenzano in maniera così importante la vita quotidiana.
Gerusalemme è una città unica.



Turista è chi passa senza carico né direzione. Camminatore chi ha preso lo zaino e marcia. Pellegrino chi, oltre a cercare, sa inginocchiarsi quando è necessario.











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