lunedì 8 ottobre 2018

AUSTRALIA PRIMA PARTE

WELCOME TO THE GREAT AUSTRALIA

Melbourne - Great Ocean Road - Kangaroo Island

1° parte


Il viaggio di nozze è considerato da molti di noi il viaggio per antonomasia. Molte persone si regalano un sogno: un resort di lusso in un mare caraibico o la possibilità di fare un viaggio oltreoceano. 
Nel nostro caso, grazie alla possibilità di un congedo matrimoniale lungo ben un mese abbiamo optato per visitare una delle terre più lontane. La nostra meta è stata l'Australia con una piccola tappa ad Hong Kong.
Nonostante gli impegni lavorativi e l'organizzazione del matrimonio, mio marito non ha voluto sentir ragioni: un self-made-trip senza aiuti da parte delle agenzie di viaggio.
Pianificare un itinerario in Australia è particolarmente ostico perché è una terra talmente immensa che è impossibile visitarla tutta in un mese. Girare l'Australia solo in auto richiederebbe troppo tempo poiché le distanze sono enormi e alcune zone sono praticamente disabitate. Pertanto, oltre al noleggio auto, è necessario spostarsi tra un luogo e un altro tramite voli interni soprattutto se, come noi, si hanno a disposizione solo 5 settimane.


Per raggiungere l'Australia dall'Europa sono necessarie almeno 20 ore di volo. Strategicamente abbiamo deciso di spezzare il lungo viaggio trascorrendo tre notti ad Hong Kong. Aggiungere una tappa asiatica intermedia al proprio itinerario come ad esempio Hong Kong, Singapore, Abu Dhabi o altro permette di rendere meno faticoso il volo e di conoscere un'altra realtà del mondo.

La nostra prima tappa australiana è stata la solare e frizzante  Melbourne. Complice una bellissima giornata primaverile e il fatto che fosse sabato, questa città era affollata da ragazzi esaltati da una partita di footy, il calcio australiano che qui è considerato sport nazionale.
Purtroppo abbiamo solo assaggiato l'atmosfera di Melbourne in quanto ci abbiamo soggiornato solamente una notte. 

Melbourne



Il centro città si sviluppa lungo il fiume Yarra da cui si può ammirare lo skyline di Melbourne e grazie al gratuito City Circle Tram è possibile spostarsi tra i vari punti di interesse.

Il giorno seguente abbiamo noleggiato l'auto per spostarci verso la famosa Great Ocean Road. Il percorso è stato davvero piacevole: strade poco trafficate e l'oceano alla nostra sinistra. Il primo giorno non abbiamo macinato molti chilometri, 140 per la precisione. Abbiamo pranzato a Torquay, la capitale del surf. Poco distante si trova Bells Beach, la famosa spiaggia apparsa nel film Point Break. 

Bells Beach
Qui si viene alla ricerca dell'onda perfetta e molti surfisti attraversano il globo per poter venire qui a fare surf. Viste le premesse, al nostro arrivo, non ci aspettavamo di trovare un oceano insolitamente calmo e di surfisti neanche l'ombra.
La Great Ocean Road ha la particolarità di essere una strada costiera dove il tutto appare all'ennesima potenza: dalle lunghissime spiagge alle altissime scogliere. Di fronte a tale immensa natura, soprattutto di fronte all'Oceano Antartico, la sensazione è stata quella  di sentirmi davvero piccola.
Abbiamo trascorso la notte al Lorneview B&B, un cottage vista oceano, da cui abbiamo ammirato un incredibile tramonto.


Lorne è poco mondana alla sera ma è piacevole cenare con una bistecca in un luogo un pò isolato dall'altra parte del mondo.

La nostra seconda giornata on the road è iniziata con una buonissima colazione su un terrazzino  vista oceano in compagnia di diversi kakatua che ci svolazzavano intorno.
Poco distante da Lorne abbiamo visto le Erskine Falls e il Teddy's Lookout, uno spettacolare punto panoramico.

Teddy's Lookout

Lungo la strada ci siamo fermati ad Apollo Bay di cui non ho grandi ricordi forse perché era invasa da turisti asiatici che disturbavano la quiete del luogo.
Luogo turistico ma dotato di grande fascino è invece il Cape Otway Lighthouse. Un viale alberato permette di raggiungere il faro e se presterete particolare attenzione agli alberi potrete scorgere, come è successo a noi, un koala nascosto tra i rami.

Cape Otway Lighthouse
I grandi protagonisti della Great Ocean Road sono i Twelve Apostles, ossia i Dodici Apostoli, una serie di faraglioni di pietra calcarea all'interno del parco di Port Campbell.

Twelve Apostles
In realtà ora sono otto, quattro sono stati distrutti dall'erosione ma, nonostante ciò, è davvero magnifico osservarli dal vivo per la loro maestosità.
Poco distante è possibile osservare il London Bridge o ciò che ne resta. Nel 1990 la parte centrale è crollata, fortunatamente senza mietere vittime, ma lasciando due turisti isolati sul restante faraglione ormai separato dalla terraferma e da cui sono stati recuperati grazie all'intervento dell'elicottero.

London Bridge
Arrivo a Port Campbell in serata dove abbiamo cenato nell'unico locale aperto dopo le 20. Andrea ha assaggiato il canguro anche se non ne è rimasto entusiasta. Sarà stato a causa del bambino australiano seduto vicino a noi che con sguardo severo lo ha informato che il canguro appartiene a una specie protetta?

Il terzo giorno on the road è stato per lo più una giornata di trasferimento: abbiamo percorso 700 km per raggiungere Cape Jervis da cui partono i traghetti per la splendida Kangaroo Island.
Il tragitto è stato piacevole fino a quando non abbiamo investito una volpe lungo la strada. L'Australia è selvaggia e capita spesso di incontrare animali soprattutto nelle strade poco trafficate.
Il nostro consiglio, soprattutto in questa terra, è di stipulare un'assicurazione auto contro animali selvatici. La maggior parte delle vittime sono per di più canguri e purtroppo se ne incontrano numerosi distesi sul ciglio della strada. Tenete a mente, nel caso non stipulaste un'assicurazione di questo tipo che, oltre ad avere il senso di colpa per aver ucciso un animale, vi troverete a dover pagare le spese per i danni causati all'auto perché alcuni canguri sono davvero grossi. 

Il lungo tragitto ci ha condotto al porto da cui salpano i traghetti per un'isola che ci è rimasta nel cuore: Kangaroo Island.
Il costo del traghetto è molto oneroso, non tutte le agenzie di noleggio permettono di condurre l'auto fino a qui (Hertz lo permette) e il viaggio dura circa 45 minuti. Una volta sbarcati ci si trova su una splendida isola dove ci si immerge in una natura selvaggia che pullula di animali autoctoni.
A Parndana si trova il Parndana Wildlife Park, un centro di cura per gli animali selvatici dove abbiamo avuto la possibilità di conoscere i tipici animali australiani, il koala, il wallaby e il particolare wombat.
In questo centro, dietro pagamento di una piccola somma di denaro, in particolari orari è possibile prendere in braccio un cucciolo di koala. Non ho potuto resistere alla tentazione e  l'emozione è stata davvero enorme: una palla di pelo morbida che si è avvinghiata a me come fosse un bambino e che mangiava serenamente le sue fogli di eucalipto. Una tenerezza allo stato puro.
Non lasciatevi incantare però da questi animali perché non sono particolarmente attivi. Trascorrono la maggior parte delle ore a dormire (quasi 20) per metabolizzare il loro unico cibo, le foglie di eucalipto, che sono potenzialmente tossiche per i mammiferi.


I wallaby sono dei canguri più piccoli e decisamente amichevoli. A Parndana è possibile dar loro da mangiare, il loro pelo però non è morbido come quello dei koala ma almeno loro sono decisamente più interattivi.


Le spiagge a nord dell'isola sono davvero paradisiache, mare turchese, sabbia bianca, dune e colline verde smeraldo ma soprattutto nessun turista all'orizzonte. Nel tragitto abbiamo avvistato anche un sacco di canguri che si nascondevano tra i cespugli.

Il giorno seguente sveglia presto e visita al Seal Bay per un incontro ravvicinato con i leoni marini. 


E' stato curioso osservare questi animali sonnacchiosi che passano la loro vita a pesca o stesi a dormire sulla spiaggia.
Macinando chilometri con la nostra Toyota RAV4 siamo arrivati al Flinders Chase Park, un parco situato ad ovest dell'isola dove con una passeggiata di circa 30 minuti ci siamo ritrovati in mezzo alla fauna australiana. Il luogo pullulava di koala appollaiati sugli alberi, wallaby che saltellavano indisturbati vicino a noi e una echidna, una sorta di porcospino con zampe tozze e muso lungo.
Visita all'Admiral Arch dove abbiamo incontrato di nuovo i leoni marini intenti stavolta a nuotare e a risalire poco elegantemente sugli scogli contro un oceano abbastanza furioso.
Visita alle Remarkable Rocks e all'immensa Vivonne Bay, spiaggia di sabbia bianca, mare turchese e dune di sabbia enormi.

Remarkable Rocks
Nel tardo pomeriggio abbiamo ripreso il traghetto ed abbiamo raggiunto Adelaide. Non abbiamo avuto il tempo di visitare questa città australiana perché il giorno seguente saremmo volati ad Ayers Rock. Ricordiamo però con piacere la cena al Coopers Ale House, un ristorante dall'ottima cucina.


Questa è stata la prima tappa del nostro viaggio. Per chi ama l'estate, il mare e la natura il Sud dell'Australia rappresenta un viaggio da sogno. Gli australiani sono persone socievoli, molto tranquille e gentili: non mi era mai capitato di trovarmi all'aeroporto per i controlli di sicurezza e ricevere i complimenti da parte dell'agente per la mia borsa. Ricordatevi però che, come insegna Airport Security, sono molto fiscali su cosa portare in Australia. Non può essere introdotto alcun tipo di cibo, pianta nemmeno il pacchetto di crackers che avete dimenticato nello zaino. Su questo sono davvero intransigenti.
La guida a sinistra, eredità degli inglesi, non è un grande problema perché ogni 10 metri è presente un cartello stradale che ve lo ricorda. Sicuramente nei primi giorni, quando azionerete la freccia per girare vi partiranno i tergicristalli oppure come spesso ci accadeva, invertivamo i posti in macchina ossia io mi trovavo sul sedile dell'autista e Andre in quello del passeggero.
Per quanto riguarda la cucina, l'alimentazione non è molto varia. E' prevalentemente a base di carne, è presente anche il pesce ma peccano nella frutta e nella verdura. Credo ci siano ben pochi vegetariani in Australia.
Abbiamo assaggiato anche i vini australiani e spesso al ristorante acquistavamo la bottiglia perché i calici di vino costavano parecchio. Forse siamo abituati troppo bene in Italia ma abbiamo avuto la percezione che mancasse quel qualcosa in più per renderli ottimi.


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